C'e' posta per te

C'è Posta per Te - Il disegno della vita

Puntata del 26/01

Il video sul grande schermo fa presumere al pubblico che l’ospite d’onore di questa sera possa essere Gerry Scotti.
La voce fuori campo e le frasi si alternano sulle immagini proiettate:
- Io sono circa venti anni che vengo vissuto come uno di casa – Alla base ci deve essere affetto e complicità con i telespettatori – Avere sempre il sorriso sulle labbra e ogni tanto qualche novità – Ha condotto 600 prime serate – Oltre 6200 puntate di programmi Mediaset- Smetterò di fare questo mestiere quando non mi divertirò più –
Gerry, facendo capolino dalle quinte, già si commuove per la calorosa accoglienza del pubblico che non accenna a frenare l’entusiasmo.
I complimenti di
Maria sono sinceri e affettuosi mentre si prepara a far entrare in studio Michele, un giovane ragazzo, esile nell'aspetto, con un sorriso accattivante e sincero. Maria inizia a raccontare: “Michele chiama questa redazione per il suo papà e mi ha detto: “Una sera ero a casa di amici, il mio papà stava parlando quando all'improvviso si è interrotto per dire, piangendo, che non si sentiva né un buon padre né un bravo marito, ma solo un fallito!

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Io mi sono allontanato perché mi sono sentito morire a queste parole e ho deciso di scrivere a voi. Mio padre per me è un esempio e voglio che lo sappia. E’ vero che lui non ha mai potuto giocare con noi, correre con noi, fare una partita o una passeggiata con noi ma con il suo viso ci ha trasmesso talmente tanti valori importanti con i quali, io e mia sorella, siamo cresciuti forti e profondi” Le lacrime scorrono sul volto del giovane ragazzo mentre Maria continua: - Il suo papà è affetto da una brutta malattia che si chiama, artrite reumatoide degenerativa, una malattia che rendendo le ossa sottili come il vetro fa presumere che prima o poi si verifichi una paralisi - “Aveva solo 18 anni quando gli è stata diagnosticata e anche per questo per me è un eroe, lui per me è magico! Quando ero piccolino mi sentivo impotente, capivo che aveva dolore alle gambe ma non sapevo come aiutarlo, poi, cresciuto un pochino, andavo a trovarlo in ospedale insieme alla mamma, con me portavo sempre il solito disegno che raffigurava un prato, io e lui mano nella mano, un cestino dei rifiuti con dentro le sue stampelle. Purtroppo anche a scuola mi prendevano in giro chiamandomi il figlio dello zoppo, io reagivo con le mani fino a quando, grazie a mio padre, ho capito che è giusto reagire con le parole. Nel 2011 mio padre smette di lavorare ed è la mamma a mantenere tutta la famiglia,

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per papà sono stati momenti difficili, si sentiva inutile e di peso ma a noi bastava che lui ci fosse. Tre anni fa, il destino non contento, gli porta anche un infarto e proprio in quel frangente ricevo una sua telefonata dove mi diceva: “Non so se ce la faccio, mi raccomando pensaci tu a tua madre e a tua sorella” Per me è stato devastante, non mi sentivo pronto, ho promesso ma l’ho pregato di non mollare”. Gerry continua a guardare il giovane con dolcezza e occhi arrossati, gli porge uno dei suoi fazzoletti per asciugare le lacrime. Maria cerca di sollevare il morale del presentatore dicendogli che lui è stato scelto perché ha la capacità di portare allegria e perché il suo papà lo considera un uomo onesto e perbene! –
Il postino Gianfranco si trova a Milano per consegnare la posta al signor Francesco. Lo trova nella sua abitazione, ha un volto positivo e con un bel sorriso accetta l’invito.
Gerry si nasconde dietro la busta…lamentandosi di essere rimasto con un fazzoletto solo!
Entra in studio Francesco aiutato dalle sue stampelle, ha gli occhi color del cielo, vivaci e curiosi, si accomoda e il monitor della busta si apre sul volto del figlio. La commozione è tanta, cede al pianto e desidera sentire cosa vuole dirgli Michele: “Non avrei mai immaginato di arrivare sino a qua ma se l’ho fatto è per raccontare a tutti cosa sei per me. Mi hai insegnato tanto e mi hai fatto capire che nella vita, nonostante possa metterti in difficoltà, bisogna essere sempre pronti a reagire e ad affrontare con coraggio il destino anche quando sembra invincibile.

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Tu me lo hai dimostrato ogni giorno lottando contro la tua malattia ma sempre con il sorriso sulle labbra. Stasera ti voglio ringraziare per tutto ciò che mi hai dato e anche per quello che non mi hai potuto dare e per raccontare il padre che sei, partendo da questo disegno.”
Lo stesso disegno, realizzato in cartonato entra in studio e la commozione di tutti, anche di Gerry, diventa un nodo alla gola…lo stesso che ha Maria quando, schiarendosi la voce, inizia a leggere la lettera: - Quello che hai di fronte è il disegno che ti ho fatto quando ero piccolo, siamo io, te e le tue stampelle. Come vedi le avevo messe in un angoletto perché già sapevo che se mai avessi bisogno di sostegno ti saresti potuto appoggiare a me. Se oggi rifacessi un disegno per te, lo farei uguale. Non importa che io sia un ragazzo e tu un uomo, non importa che tu sia mio padre e io tuo figlio. Importa che ci vogliamo un bene dell’anima. E con l’amore si può affrontare tutto con la forza di un supereroe…quello che sei tu per me da sempre.
Mi dispero invece perché so che vivi nella frustrazione di non poter fare le cose che tutti fanno per la propria famiglia. Tu pensi spesso di essere un rimorchio per noi anziché un traino.

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E ti sbagli, papà, tu sei un uomo che il destino ha chiamato a combattere una guerra che si chiama malattia e ci convivi da quando avevi la mia età.
Eppure sopporti, eppure sorridi, eppure rimani al mio fianco, abbracci tutte le mie paure, mi parli come si parla a un uomo e infondi in me tutto l’amore per la vita. Tu mi fai da faro e da scudo! Lo so che ti senti inutile, non puoi lavorare, non puoi giocare a pallone e soprattutto perché vedi la mamma stanca. Ma questa è la nostra storia, che vista da fuori a qualcuno può anche far paura, eppure a casa nostra c’è una quantità d’amore e tanta felicità che dobbiamo soltanto a te.
Grazie per come sei e grazie per il mondo pieno di cose belle che mi hai saputo regalare! – Dalla volta dello studio scende una grande palla con attaccati tanti oggetti, un bimbo stacca un cuore di stoffa e lo porta a Francesco.
Maria continua a leggere: - La nostra vita è piena di magia proprio come questa serata che vorrei non dimenticassi mai, perché questa magia l’hai creata tu, papà, e dovrai ricordarlo tutte le volte che credi di non essere stato abbastanza…come quando ti fai triste e dici che neanche una casa sei riuscito a comprarci. Ma io una vita diversa non l’avrei mai voluta perché, per quanto dolorosa e piena di ostacoli, la nostra è una vita straordinaria perché sei tu straordinario e guardandoti mi è chiaro che per essere felici non serve la più bella delle case ma solo un cuore grande come il tuo.

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Sarei bugiardo a dire che è stato semplice, soprattutto da bambino tutto mi sembrava ingiusto, eppure custodisco con gelosia ogni piccolo ricordo della mia infanzia. Persino il Natale passato in ospedale con te, guardando i cine-panettoni e sperando che Babbo Natale, leggendo la mia letterina, mi accontentasse e ti facesse guarire per sempre. E anche d’estate, quando i bambini erano fuori a giocare a calcio con i loro papà, io non mi disperavo perché tu mi mettevi in piedi su una sedia e passavamo i pomeriggi a giocare a biliardino, altro che due calci a un pallone, io ero al comando di un’intera squadra di calcio. Poco importa se non hai potuto insegnarmi ad andare in bici, neppure se avessi vinto il giro d’Italia sarei stato felice come nei momenti passati insieme a giocare a scopa o a sette e mezzo. E poi vuoi mettere la soddisfazione di essere diventato più bravo di te? Mi hai insegnato ad amare i cartoni animati della tua infanzia: Gig Robot, Ken Shiro, I cavalieri dello zodiaco…roba che i miei coetanei non sanno chi siano ma, soprattutto, non sanno che l’eroe più forte sei tu, papà, il mio eroe per la vita! -
Un piccolo assistente di studio porta un paio di scarpe di papà Francesco e le posa davanti a lui mentre Maria si accinge a continuare la lettura: - Queste sono le tue scarpe, papà, motivo di orgoglio per me. Quando ero piccolino ti imbarazzava chiedermi di aiutarti a metterle, poi un giorno, finalmente, me lo hai chiesto e io mi sono sentito il prescelto, fiero di poterti essere d’aiuto e ripagarti del tuo amore. Perché anche se entravi e uscivi dall'ospedale, tu mi amavi, mi coccolavi, mi facevi ridere e soprattutto mi facevi diventare adulto, tenendomi sempre per mano.

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Come quando mi hai insegnato a nuotare, io ero piccolino e tu, sicuramente, ti sentivi poco stabile eppure non hai mollato e, a un certo punto, sono sgusciato via dalle tue mani come un’anguilla. Tu papà, hai il potere di trasformare ogni istante della mia vita in un mattoncino che messo uno sull'altro mi ha permesso di diventare quello che sono: una persona per bene come sei tu. Invece del tuo coraggio ancora non so niente, l’ho capito due anni fa quando un infarto ci ha fatto temere il peggio, mi hai chiamato dall'ospedale per dirmi: “Prenditi cura della mamma e di Jessica”. Quella frase ha fatto crollare tutte le mie certezze, sopraffatto dalla paura che tu ti fossi arreso, all'improvviso non ero più un uomo coraggioso ma un ragazzino che non era pronto a lasciare andare via il suo papà. Ti ho chiesto di lottare, di non mollare e tu, come ogni eroe che si rispetti, ti sei alzato ancora una volta. Grazie papà perché io non potrei vivere senza di te e, ovviamente, neanche loro… - Maria si interrompe, si alza, esce dallo studio e dopo poco rientra tenendo per mano la mamma, la sorella di Michele e raggiungono il papà che sobbalza per lo stupore, lo abbracciano e Jessica dice: “Volevamo condividere questo bellissimo momento che Michele ha organizzato per te e dirti un paio di cose: tu non sarai mai un peso per noi, la tua capacità di affrontare i problemi senza mai lamentarti è incredibile, tu sei davvero l’esempio che mi guiderà per tutta la vita, tu sei il mio supereroe.”

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Le due donne salutano Francesco e Maria conclude la lettura: - Da piccolo si disegna quello che si sogna, senza filtri e io, già allora, sognavo di buttare le tue stampelle in un cestino perché sapevo che ti sentivi in colpa di non essere un papà come tutti gli altri. Poi sono cresciuto e ho capito che delle stampelle non riuscirai più a farne a meno. Una storia piena di ostacoli come la nostra sembra lasciare poco spazio all'allegria e invece, grazie alla tua simpatia e alle tue proverbiali barzellette, siamo riusciti a metterci anche quella. Insieme ci divertiamo un mondo perché le persone speciali sono quelle che riescono a mettere un sorriso là dove altri ci metterebbero le lacrime. E tu questo piccolo gioco di magia lo fai sempre anche quando non ti va, anche quando avresti bisogno di sfogarti. Voglio dirti che io adesso non sono più quel piccoletto del disegno e voglio veramente la tua promessa che ti appoggerai a me nei momenti no, quando avrai bisogno di conforto. Il conforto che, secondo me, ti darà la visita di un amico di famiglia che sta per passare a trovarti proprio qui, proprio adesso!! Cena spesso e volentieri con noi, solo che mentre noi stiamo seduti a tavola lui ci parla e ci intrattiene dal televisore…stasera è qui per te.
Ora ride Francesco mentre Gerry scende le scale, trattenuto dal pubblico che vuole dargli la mano, finalmente lo raggiunge, lo abbraccia e dice: “Francesco, finalmente ho visto un sorriso vero sul tuo viso, è chiaro che mi sono commosso alla tua storia, lo sai che alcune volte mi succede!

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Ma quelli un po’ “rotondi” si commuovono di più! Diffidate di un uomo troppo magro! Ho capito la tua sofferenza ed è per questo che ti parlo da amico, le mie parole vengono dal cuore e penso che quello che ti hanno detto i tuoi figli e l’amore negli occhi di tua moglie, hanno definitivamente spiegato, a tutti quelli che ci stanno guardando, ma anche a te stesso, che tu sei un uomo meraviglioso, tu sei veramente un eroe! Io avevo veramente un nodo alla gola e invece, da voi, ho tratto una grande forza. Gli sfortunati sono quelli che dedicano pochi minuti ai propri figli perché troppo presi dalla carriera, dai soldi, dagli hobby…e ce ne sono tanti ahimè! Ti faccio un esempio personale: io sono cresciuto in una famiglia molto modesta, mia mamma faceva la casalinga e il mio papà l’operaio al Corriere della Sera, lavorava anche di notte e rientrava la mattina quando io ero pronto per andare a scuola, era raro incontrarsi ed è andata avanti così per ben 35 anni. Eppure quei minuti, quei secondi, che mio padre riusciva a dedicarmi, ce l’ho ancora dentro…” Si commuove un’altra volta Gerry, abbraccia il suo nuovo amico e continua: “ Vedi non volevo usare ancora il fazzoletto ma ti volevo dire un’altra cosa: al mondo ci sono uomini ricchissimi, quelli che vedi nominati anche nelle classifiche ma io scommetto una cosa, in mezzo a quei cento uomini più della metà non si è mai sentito dire quello che tuo figlio ha detto a te, e quella è la vera ricchezza, la vera forza!

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Sono felice di essere seduto accanto a te e sono felice di non essere tra i cento uomini più ricchi del mondo! So che tu sei un personaggio che, se per caso, ti andasse di partecipare a quel programma che facciamo io e Maria con altri soci, potresti fare un figurone...la tua famiglia mi ha detto che sei bravissimo a raccontare barzellette…e allora fallo per me che ho finito i fazzoletti…almeno una, anche sporca tanto è sabato sera!”
Francesco sorride ma non ha il coraggio, dice di non ricordarsene neppure una, ricevendo allora un invito a Tu Si che Vales per “approfondimenti”! Ma i regali non possono mancare a conclusione di questa bella storia, Gerry consegna una scatola gioco del suo programma IL MILIONARIO che non è sigillata perché all'interno è stata nascosta una busta contenente un aiuto consistente per lui e la sua famiglia. Gerry firma la scatola aggiungendo il disegnino di uno Smile e conclude: “Un sorriso perché chi ha la fortuna di fare il mio lavoro deve essere felice. Io ritengo che in mezzo alle lacrime e alle tue sofferenze quello che ricorderanno a casa sarà il bellissimo sorriso che tu hai, Francesco.” La busta scivola via, Michele va incontro al suo papà che lo aspetta felice…quanti baci! Maria è contenta e commossa ma ci pensa Gerry a buttarla sullo scherzo chiedendo ancora una barzelletta…anche se “spinta”!

Gabriella Berni