C'e' posta per te

C'è Posta per Te - Un posto nel cuore

PUNTATA DEL 27/01/18

C'è Posta per Te - Un posto nel cuore

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Questa è la storia di due figli.
Maria accoglie in studio due fratelli, Mario e Luigi, accompagnati da una coppia, Sara e Giuseppe e comincia a raccontare: - Giuseppe è un caro amico di Mario e Sara è la figlia di Mario, chi chiama questa trasmissione è Giuseppe e il motivo della loro presenza qui questa sera è perché, dopo 43 anni, forse i due fratelli potranno rivedere il loro papà. Quando ho parlato con loro mi hanno detto: “Nostro padre si è separato da nostra madre quando avevamo solo uno e due anni, siamo rimasti a vivere in Svizzera a casa della nonna insieme alla mamma, papà ci veniva a trovare la domenica per stare con noi tre ore, ci portava a giocare nel parco sotto casa perché non poteva allontanarsi oltre i cinquecento metri dalla nostra abitazione. Mia madre controllava dalla finestra per paura che papà ci rapisse per portarci con se in Italia. Abbiamo bellissimi ricordi di quelle poche ore passate insieme a nostro padre, sembrava che nessuno potesse fermare la sua voglia di giocare e scherzare con noi. Poi, da una domenica qualsiasi, non lo abbiamo più visto.”

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Maria continua: - La loro vita va avanti normalmente anche se con il rimpianto di non poter più vedere il papà fino a quando la nonna si ammala. La madre decide di affidarli ad uno istituto dove erano previste le visite settimanali dei parenti ma la loro mamma sparisce e loro diventano i fratellini dell’istituto dimenticati da tutti. Mario e Luigi crescono insieme fino alla maggiore età senza separarsi mai e anche dopo essere usciti dall’istituto si trovano un lavoro e una stanza dove vivere insieme. Scoprono che la madre si è trasferita dalla Svizzera in Germania da alcuni anni, la cercano, la trovano ma l’accoglienza della mamma è pari a quella che si riserva a dei semplici conoscenti e li congeda velocemente dicendo loro: “Sono contenta che state bene, ci siamo visti ma ora devo risalire a casa perché sta per arrivare mio marito e devo preparare il pranzo!”.

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I ragazzi cominciano a pensare che forse il papà aveva fatto bene ad allontanarsi da quella signora! La loro vita va avanti e per anni si rivolgono al consolato per cercare il papà ma senza risultati finché un giorno Mario si confida con Giuseppe che conosceva questa trasmissione e che decide di chiamare C’è posta. Mario mi ha detto: “Sono anni che cerco mio padre, non l’ho mai dimenticato, vorrei vederlo e poter fare una passeggiata con lui, chiacchierare con lui, sapere se è sposato e se ha avuto altri figli, magari bere una birra con lui e capire se c’è un po’ di spazio ancora per noi”

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Luigi mi ha detto: “Io ho 49 anni, non c’è un età nella quale si smette di essere figli e pensando al nostro passato, alla nostra infanzia sono sicuro che l’unica persona che ci ha dato amore è stato nostro padre ed è per questo che lo voglio cercare.” Maria, prima della consegna della posta, si avvicina ai due fratelli per ricordar loro che quella persona che vedranno nello schermo sarà molto diversa dall’unica immagine che hanno del loro papà… una vecchia foto scattata 43 anni fa. Il postino Maurizio si trova in una località sconosciuta per consegnare l’invito al signor Giovanni, lo trova in un giardino, un bell’uomo, un po’ avanti negli anni, elegante e sorridente che con simpatia accetta. I due fratelli sono commossi e felici di vedere finalmente il volto del padre, lo trovano bello e molto giovanile.

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Intanto in studio fervono i preparativi, la figlia e l’amico di Mario si spostano dietro la prima busta mentre Maria spiega ai giovani uomini che questa è una precauzione per evitare che l’emozione di rivederli sia troppo forte per il padre e anche per dargli il tempo per decidere se desidera riaprire una porta sul suo passato. Giovanni si accomoda davanti alla prima busta, nel monitor vede Sara e Giuseppe, naturalmente non li conosce, aggrotta la fronte e cerca di capire il messaggio, inizia Giuseppe: “Io ho un ristorante e un albergo da molti anni, nel mio ristorante lavorava una signora amica di un uomo che mi presentò. Quest’uomo è molto educato, un gran lavoratore, un uomo con i piedi per terra, siamo diventati amici e lui mi ha chiesto se potevo aiutarlo ed io ho scritto a questa trasmissione. Qui finisce il mio compito ma prima di lasciare il programma volevo presentarle Sara che è la figlia dell’uomo che mi ha chiesto aiuto.”

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Giuseppe se ne va e lascia la parola alla giovane ragazza che, in lingua tedesca, dice: “Io ho un padre molto affettuoso anche se c’è stato un periodo in cui non eravamo in contatto. In quel periodo mi sono resa conto come ci si sente quando non puoi vedere il tuo papà. Mio padre non riesce ad esprimere bene i suoi sentimenti con le parole ma riesce a farli vedere con i gesti. Io credo che se mio padre avesse conosciuto suo padre sarebbe un’altra persona. Adesso io vado da lui e sarebbe bello se lei potesse attraversare questa busta e sedersi al mio posto per ascoltare quello che mio padre ha da dirle.”

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Il volto di Giovanni ora esprime preoccupazione, guarda Maria come per chiedere aiuto e decide di capire spostandosi di fronte alla seconda busta. Scruta i due uomini, le rughe sulla sua fronte si fanno più evidenti ma alle parole: “Io sono Mario…” gli occhi si riempiono di lacrime, il suo volto esprime una tristezza infinita e in silenzio continua ad ascoltare le parole del figlio: “Da 43 anni aspetto questo momento, avevo solo 5 anni quando ci siamo visti per l’ultima volta. Ho dei bei ricordi di quando ci venivi a trovare dai nonni, quando mi prendevi in braccio e la tua barba mi faceva il solletico. Adesso vorrei farti delle domande che mi hanno accompagnato in tutti questi anni: Perché sei andato via? Ci hai cercato? Ti siamo mancati?” Giovanni annuisce tristemente, ammettendo anche di avere altri figli.

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Mario continua: “Quando eravamo all’orfanatrofio, ogni sera prima di andare a dormire parlavamo di te e ci dicevamo che non avremmo mai smesso di cercarti, siamo andati anche all’ambasciata ma sembrava che non ci fosse più traccia di te. Adesso anche io sono padre, ho una figlia di 10 anni e l’altra, seduta accanto a me, ne ha 18 e ben presto mia figlia mi renderà nonno e a te ti renderà bisnonno!” In un italiano stentato Luigi continua: “Ciao Papa, l’ultima volta che ti ho visto avevo 6 anni e ora dopo 43 anni sono felice come un bambino di essere qui. Tu non mi conosci e io non ti conosco, anche io sono padre di una ragazza di 14 anni che ti vorrebbe conoscere. Potremmo avere molto tempo da spendere insieme…siamo tutti giovani!”

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Maria si avvicina a Giovanni e lo sprona a dire qualcosa: “Hanno tanti ricordi di me, io ho sofferto tanto, troppo, la mamma era… non voleva nulla da me tranne la busta paga, chiusa! Li potevo vedere ogni due settimane per tre ore e quando li dovevo lasciare piangevo, non potevo stare senza di loro ma il tribunale aveva deciso così. Ero costretto a portarli a passeggio in presenza dei miei suoceri perché avevano paura che li potessi portare in Italia…io ho cercato di rapirli ma mi hanno preso! Dopo alcuni anni mi sono sposato e ora ho 2 figli che sanno di avere due fratelli, non l’ho mai negato. I primi anni mandavo sempre dei soldi per il mantenimento ma non ho mai ricevuto una risposta, ho incaricato anche una persona tedesca di mia conoscenza che mi ha riferito che loro non volevano sapere nulla di me…ma forse non è la verità.”

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Maria lo ferma quando Giovanni vuole raccontare di come era la sua ex moglie, non servirebbe a nulla dire cattiverie, mentre crede che i ragazzi vogliano sapere, nonostante siano passati 43 anni, se nel suo cuore, nella sua famiglia c’è ancora spazio per loro. Giovanni sussurra: “A casa ho la loro foto di quando erano piccoli, è sempre stata lì come loro nel mio cuore!” La busta scivola via, Luigi fa un salto di gioia e corre verso il padre, più pacato Mario si avvicina, si avverte la felicità per aver finalmente riunito una famiglia e Maria, soddisfatta, li congeda.

GABRI B.