C'e' posta per te

Le altre storie... A casa dei vicini

Maria annuncia che questa è la storia di una mamma, invita in studio Concetta, un’anziana signora seduta su una sedia a rotelle accompagnata da quattro dei suoi figli: Rosaria, Assunta, Antonietta e Mariano che si accomodano accanto alla mamma per ascoltare Maria che dice: - Quando ho conosciuto Concetta le ho chiesto quanti figli avesse e lei mi ha risposto 11 e tra questi c’è anche Patrizia ma quando le persone le chiedevano di lei, non avendola mai vista, Concetta ha sempre risposto con una bugia che recitava così: “ Patrizia è molto impegnata perché lavora al Nord Italia”
Concetta ha 88 anni e non vede sua figlia da 40 anni, non sente più da un orecchio, vede solo da un occhio e ora, prima di morire, vorrebbe rivedere Patrizia. Torniamo indietro di tanti anni, Concetta conosce suo marito quando aveva 13 anni, a 15 era già mamma del suo primo figlio e da lì ogni due anni è incinta per ben 13 volte, due figli non ci sono più e lei mi ha raccontato: “Noi vivevamo in una casa popolare con due stanze, un angolo cottura e un bagnetto, i figli più grandi dormivano sparsi su dei materassi, i figli piccoli dormivano con me e mio marito”.
Maria continua: - Il marito di Concetta era un bravissimo venditore ambulante e lei lo amava moltissimo, portava a casa tutti i soldi guadagnati ma avendo tanti figli non navigavano nell’oro e mangiavano sempre o la pasta o i fagioli e ogni tanto anche Concetta andava a fare le pulizie delle scale per arrotondare.

Le altre storie... A casa dei vicini

Patrizia era l’ultima nata, il fratello del marito di Concetta e sua moglie, che vivevano a Brescia e non avevano figli, chiedono di poter portare la piccola Patrizia, che aveva solo 3 anni, a vivere con loro per un breve periodo. Non vedendola tornare Concetta si preoccupava e chiedeva del suo ritorno ma il marito la rassicurava dicendole che la bambina stava bene e che il fratello l’avrebbe portata ogni qual volta loro avessero voluto. Concetta pian piano si abitua a vedere sua figlia a Natale, durante le vacanze estive e circa una volta al mese. Quando la bimba tornava da loro era affettuosa e li chiamava mamma e papà, era evidente che stava bene a Brescia perché cresceva serena. Quando Patrizia ha sei anni torna a casa per la solita visita ma ad accompagnarla non ci sono solo gli zii ma anche una loro coppia di amici vicini di casa che si erano molto affezionati alla piccola. Concetta mi ha detto: “Questi vicini di casa io li trattavo bene perché erano molto gentili con mia figlia, pensa che quando venivano a trovarci io e mio marito gli offrivamo il nostro letto matrimoniale e noi dormivamo per terra”.
Maria continua: - Succede che il fratello del marito di Concetta e la compagna si lasciano e a quel punto Patrizia va a vivere, in modo definitivo, a casa dei vicini. Quando Patrizia aveva 14 anni Concetta viene chiamata dal tribunale dei minori e lì trova la figlia e la famiglia che la stava crescendo, il giudice chiede alla ragazza di scegliere dove avrebbe preferito vivere e lei risponde che il suo desiderio era di vivere con i vicini di casa perché ormai considerava loro i suoi genitori.

Le altre storie... A casa dei vicini

I figli con i quali ho parlato mi hanno detto che la mamma è rimasta offesa da quella scelta, si è sentita rifiutata e non ha capito che forse la persona offesa poteva essere Patrizia…l’unica dei suoi figli data da crescere a qualcun altro. Purtroppo la mamma non ha mai studiato e quindi non aveva né i mezzi economici né la capacità di esprimersi per affrontare una situazione del genere, i figli non gliene fanno una colpa per non aver combattuto per evitare tutto questo, ma ritengono che abbia sbagliato soprattutto in tribunale quando, offesa dalla scelta della figlia, ha urlato a Patrizia: “Tu per me sei morta”. Da allora di Patrizia non si è saputo quasi più niente, soltanto Mariano l’ha rivista una volta ma poi quando ha provato a ricontattarla, la sorella aveva cambiato numero di telefono. Loro sono consapevoli del fatto che forse Patrizia potrebbe decidere di chiudere la busta, però il tentativo per mamma l’hanno voluto fare. –
Il postino Maurizio si trova a Pontestura (Alessandria) per recapitare la posta alla signora Patrizia, la trova nella sua abitazione, una signora molto semplice che accetta l’invito con un sorriso.
In studio Maria si avvicina a Concetta che commossa si asciuga gli occhi, chiede a Rosaria di rimanere accanto alla mamma mentre invita gli altri tre fratelli ad andare a sedersi dietro la prima busta, Patrizia entra in studio, si siede, ascolta con calma le rassicurazioni di Maria per poi osservare i volti dei suoi tre fratelli comparsi nel monitor, sembra non riconoscerli, il suo sguardo è interrogativo ma accetta di ascoltare cosa hanno da dirle.

Le altre storie... A casa dei vicini

A prendere la parola è Assunta che dice: “Ciao Patrizia, io sono la tua sorella più piccola, ho pochi ricordi di te ma ti ho pensato molto spesso, mi ricordo quando scendevi a Napoli per passare le feste con noi…e tu ti ricordi? Anche se non siamo cresciuti tutti insieme, per noi sei sempre nostra sorella, io sono diventata mamma e so che anche tu lo sei, mi piacerebbe se i nostri figli si potessero conoscere per costruire un buon rapporto con te che sei sempre nel mio cuore”. Maria chiede a Patrizia se ancora non riconosce nessuno, le ricorda i nomi dei suoi fratelli e quando nomina Mariano, Patrizia ha un lampo di memoria, ricorda l’episodio di Brescia ma poi più nulla. Vuole specificare tutto l’amore che ha per la famiglia che l’ha cresciuta meglio di una figlia e dei quattro fratelli che ha su a Brescia e dice: “Sapevo di avere un’altra famiglia a Napoli perché a 15 anni i miei genitori naturali mi volevano riprendere e io invece non ho voluto e siamo finiti in tribunale”.
Maria: - Credo di capire che tu consideri i tuoi veri fratelli quelli con i quali sei cresciuta ma mi chiedo se ti piacerebbe conoscere anche i tuoi fratelli naturali, sapere come hanno vissuto, cosa fanno ora e via di seguito…insomma provare ad iniziare un rapporto anche con loro -
E’ dolcemente imbarazzato lo sguardo di Patrizia, continua a scrutare quei visi sconosciuti, dice di non aver nulla contro quelle persone e si scusa quando aggiunge che il male gli è stato fatto solo dai “loro” genitori.

Le altre storie... A casa dei vicini

Accetta di incontrarli per stabilire un contatto magari per sentirsi qualche volta anche se ritiene improbabile che si possa costruire con loro un rapporto come se ci fosse cresciuta, per lei i suoi veri fratelli sono gli altri…quelli con i quali ha sempre vissuto e aggiunge: “Loro non mi hanno fatto niente, e solo con loro posso stabilire un nuovo rapporto ma non con i loro genitori perché io non dimenticherò mai una frase detta da mia madre in tribunale”. La busta si toglie, il bacino sulla guancia è molto formale tra i quattro, chiacchierano un pochino e poi Patrizia viene invitata a raggiungere la seconda busta mentre i tre fratelli escono dallo studio.
Maria accompagnandola le dice:”Quando tu dici che non dimenticherai mai una frase anticipi un pochino quello che stai per vedere…vuoi che apra la busta per guardare?” - “Se sono i miei genitori di sangue no” - risponde decisa Patrizia ma Maria aggiunge:” Non è proprio così…c’è la mamma e c’è un’altra sorella, cerco di spiegarti facendoti vedere delle cose, in tribunale ti hanno detto una frase durissima impossibile da dimenticare soprattutto se detta ad una ragazza giovane, tra l’altro lasciata a vivere in un’altra città. Vorresti sapere perché sei stata lasciata a vivere in un'altra città?” – “Non so che cosa potrebbe cambiare…nel senso: anche io sono mamma e mai e poi mai direi a mio figlio se rivolesse vedere suo padre: “Ti preferisco morto sotto un treno” e loro questa frase me l’hanno detta e io non ce la faccio a dimenticarla!

Le altre storie... A casa dei vicini

Anche il giudice è inorridito in tribunale e rivolto a mia madre le ha detto: “Signora, lei non è una madre, è solo una macchina per fare figli”- Maria interviene: “ Hai ragione, io sono la prima a pensare che i figli sono di chi li cresce e non di chi li fa, mi trovi perfettamente d’accordo però voglio solo che contestualizziamo il periodo, l’epoca e chi le dice certe frasi…nel senso che se quella frase la dice una persona consapevole delle parole che usa e del loro vero significato perché ha studiato, perché sa, perché conosce, le parole hanno un senso. Se le parole le dice una persona che per tanto tempo è stata e solo sempre incinta, che conosce poco della vita se non solo quello, non è una frase alla quale puoi attribuire lo stesso significato se detta da me o da te! Cercavo di spiegarti che è una frase che a te ha fatto tanto soffrire ma che arrivava da una donna che non aveva gli strumenti per capire la portata di quello che stava dicendo e a chi lo diceva. Tu ti ricordi un poco la casa a Napoli dove sei nata…c’erano solo due stanze, 13 figli, un padre e una madre, si mangiava solo pasta e ogni tanto un po’ di fagioli, niente di più! Il padre di sangue faceva il venditore ambulante, la mamma stava a casa ad accudire i figli, e basta. Tu eri l’ultima in quel momento e uno zio, che non aveva figli, vede questa bambina, la situazione, si fa avanti e questa bambina va a Brescia e ha la fortuna di conoscere una famiglia perbene che le vuole bene.

Le altre storie... A casa dei vicini

Quando questo zio si separa dalla sua compagna questa bambina va a vivere dai vicini di casa. Questi vicini di casa sono stati tenuti in considerazione dalla tua famiglia di origine come persone per bene e quando tu eri piccola e ti portavano a Napoli veniva dato loro l’unico letto di casa per essere ospitali e grati perché erano quelli che pensavano a Patrizia e le volevano bene. Ora ti mostro delle foto di quando tu eri piccola, neppure di queste hai ricordo?” - “ Zero!” -Maria ce la mette tutta per aprire un varco in quel cuore che appare chiuso a qualsiasi sentimento e verità che non siano quelle già conosciute, le è difficile credere che la madre non abbia la capacità di esprimersi fino al punto di dire una frase così orribile ma Maria non si risparmia e conclude dicendo: “ Ecco questo è tutto quello che so e che ti volevo dire, dopo di ché tua mamma è di là con una delle tue sorelle perché non volevano lasciarla da sola per una questione di età.”
Patrizia continua a scuotere la testa, continua a pensare, è piena di dubbi, si capisce che sta cercando di superare le ferite ma è tanto difficile, continua a guardare Maria e poi la mamma, ha gli occhi lucidi ma continua a dire di no. Maria è dispiaciuta, guarda la povera vecchietta che si asciuga le lacrime e dice: “ Mi dispiace dirlo e chiedo scusa a chi è seduto dall’altra parte ma quella frase è stata dettata dalla non “conoscenza” per non usare un’altra parola, è dettata dalla semplicità di una vita fatta di due stanze e tredici figli, è una frase detta da chi non ha la capacità di esprimersi se non in quel modo.”

Le altre storie... A casa dei vicini

Il pubblico applaude ma Patrizia replica. “Anche una persona ignorante non deve augurare la morte alla figlia…io è questo che non le perdono”. Maria insiste: “ Vabbè, come vuoi tu, ma spero che tu abbia capito dalle foto che ti ho mostrato che quella frase è stata detta non con la verità di quella frase se no non sarebbe arrivata a 88 anni conservando quella fotografia e non sarebbe qua alla sua età, capisco il tuo rifiuto e spero solo che tu abbia ridimensionato il valore di quella frase e l’abbia contestualizzata in un periodo di vita dove non c’era niente. Non c’è bisogno che tu dimentichi l’amore che la famiglia ti ha dato, se questa è la tua paura, ci mancherebbe…l’amore che provi per tuo padre e tua madre, che non ci sono più, non è scalfito neppure di un secondo rispetto alla situazione che stiamo vivendo qua e non è una mancanza di rispetto quello che stai facendo stasera. Aver conosciuto tuo fratello e le tue sorelle di sangue non toglie qualcosa a tua sorella che è a casa e che ti starà guardando perché non c’è stata una volta che tu non abbia sottolineato l’amore che provi per la famiglia che ti ha cresciuto.”
Patrizia è tanto dubbiosa, continua a ripetere che non riesce ma poi ci ripensa e dice: “Se lei vuole vedermi per ricevere il mio perdono prima di morire…però aprirei una busta a una estranea…”
Maria si dispiace: “Scusami se sono netta ma io non ho mai pensato che tu incontrassi questa sera una madre, non ho mai pensato che per te potesse avere questo significato.” - “Se proprio, proprio…potrei aprire per farmi fare gli auguri a Pasqua e a Natale…niente di più”. Maria chiede che prima si apra il monitor della busta per mostrare a Patrizia il volto della madre e della sorella Rosaria, sottolineando che lei la pensa esattamente come i suoi fratelli, Patrizia guarda commossa la mamma e decide di salutarla personalmente togliendo la busta, si avvicina lentamente, la bacia timidamente mentre l’anziana signora vorrebbe ricoprirla di piccoli baci. Ci pensa Maria a salutarla con affetto, rassicurandola: “ Hai visto? Tutto a posto!”

Gabri B.